Il sesso spiegato ai bambini

Venerdì, 25 Maggio 2018

Ogni genitore sa che prima o poi dovrà rispondere a domande “difficili” di ogni genere, anche sul sesso.
Le domande, ancor più quando i figli sono piccoli, arrivano nei momenti meno opportuni: durante il classico pranzo domenicale con tutti i parenti riuniti, tra i corridoi affollati del supermercato, ma anche tra le mura domestiche.
L’imbarazzo di come e cosa rispondere è grande, ci si trova spesso impreparati perché non si sa cosa dire, quali parole utilizzare e come gestire la situazione.
Così si finisce per posticipare la risposta o si silenzia o si cambia argomento, approcci certamente inadeguati che possono condizionare una buona e serena crescita dei figli, i quali cercheranno altrove delle risposte o vivranno la sessualità futura con sensi di colpa e tabù di tipo diverso.

 

 

Ma quando e come bisogna parlare di sessualità ai bambini?

Sono i bambini stessi ad essere i segnatempo di quando parlare di sessualità, sono loro a porre delle domande e a stimolare i genitori nel fornire risposte.
Le risposte sono molto importanti, non devono essere procrastinate e ogni genitore deve adottare un vocabolario semplice, chiaro e adeguato all’età del figlio, nel rispetto del loro bisogno di sapere e di conoscere.
La cosa migliore è quindi assecondare la curiosità del bambino, se molto piccolo sono sufficienti poche parole evitando dettagli per lui incomprensibili, ricordiamoci che nel processo di crescita porrà molte altre volte quesiti sessuali e il genitore potrà approfondire nel divenire le risposte date.
Punto di partenza sarà capire i significati che il bambino attribuisce alle domande che pone e alle parole che utilizza, per poi fornire le spiegazioni migliori. Quindi chiedere avrà una duplice funzione: capire cosa già conosce dell’argomento e se tali nozioni siano corrette o confuse. In caso di parole volgari la migliore strategia è l’invito a sostituirle, facendo capire che andrà evitata la volgarità ma non l’argomento. Creare sempre una condizione di comfort positivo è fattore fondamentale per il futuro: un bambino che sa di poter dialogare su queste tematiche tranquillamente con i propri genitori diventerà un adolescente capace di vedere in loro una risorsa positiva anche per questioni attinenti alla sfera sessuale.
Se i figli non pongono alcuna domanda significa che sono necessari tempi di maturazione più lunghi, ma in età scolare è bene trovare le occasioni per intavolare il discorso.

Domande spinose e risposte morbide: vademecum per genitori

Perché femmine e maschi sono diversi?

Questa domanda viene posta molto presto, intorno ai due/tre anni. Nasce dal confronto con i fratellini o i compagni della scuola dell’infanzia notando che i genitali dei maschi sono diversi da quelli delle femmine. In questo caso bisogna rispondere loro che maschi e femmine hanno caratteristiche diverse, che i maschi hanno il “pisellino” e le femmine la “patatina”. Parlare di diversità è fondamentale per evitare risposte che evidenzino una “mancanza” della bambina rispetto al bambino.

Come nascono i bambini?

Se i dettagli troppo tecnici sono da evitare, altrettanto vale per fantasiose elucubrazioni su cavoli e farfalle. Si può dire che “il papà ha messo un semino che la mamma ha accolto in un ovetto. Poi è cresciuto, è diventato un bimbo che i genitori hanno desiderato e amato”. L’importante è far comprendere che il concepimento non è atto meccanico ma gesto d’amore. Si può anche rendere concreto il messaggio attraverso alcuni esempi, come il cucciolo del cagnolino partorito dalla sua mamma.

Come fa il bambino a uscire dalla pancia?
 
La risposta varierà in base all’età: se il bambino è molto piccolo è meglio evitare dettagli. Se è più grande gli si potrà spiegare che passa attraverso la vagina, un muscolo in grado di dilatarsi, che per la mamma è un po’ doloroso, ma che tutta la fatica sarà poi ripagata dall’immensa gioia di tenere il proprio figlio tra le braccia.

In caso di immagini erotiche comparse a “tradimento” in TV senza la possibilità di cambiare canale?
  
Accade e spesso. Il genitore vive la situazione con imbarazzo, anche molto forte, decidendo di cambiare repentinamente canale o far finta di niente. Il comportamento migliore è quello di cogliere l’occasione per affrontare l’argomento con serenità e semplicità. Il dialogo e la disponibilità emotiva di comunicare a tutto tondo con i propri figli rappresenta sempre una condizione essenziale per favorire la loro crescita.

Se sorprendiamo nostro figlio che accarezza i propri genitali o gioca “a fare il dottore” con la propria compagna di giochi?

Dobbiamo far capire al bambino che è giusto che sia curioso e che voglia osservare e conoscere il proprio corpo, ma che tutto questo fa parte dell’intimità, come la cura della propria igiene quotidiana. Quindi è bene che rispetti il corpo del fratellino/sorellina o dell’amico/a e non lo tocchi. Per quanto concerne la masturbazione, è naturale che i bambini tocchino i propri genitali, purché non lo facciano in pubblico e capiscano che è qualcosa di molto, molto intimo e privato. A volte è bene distrarre i bambini quando il loro atteggiamento diventa eccessivamente ripetitivo, purché non li si faccia sentire in colpa e non li si metta in imbarazzo. Masturbarsi non è una colpa: questo è il messaggio fondamentale. La scoperta del proprio corpo e di come reagisce è una tappa naturale e significativa per la crescita di ogni bambino.
Ricordiamoci sempre che i bambini sono spugne di conoscenze, saper parlare della sessualità nei modi e con i contenuti più adeguati rappresenta un vero e proprio investimento per il futuro adolescente ma anche per la sfera affettiva e sessuale dell’uomo o donna che diventerà.  

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